Morti bianche, chi controlla la sicurezza

Le norme ci sono, complete e dettagliate. Il problema sono i controlli, per i quali non basterà qualche ispettore in più. Farli spetta in promo luogo ai lavoratori. E sarà bene interrogarsi se l’aver istituito rappresentanti con questo specifico compito non abbia fatto ridurre l’attenzione su questo tema delle altre strutture, come Rsu e Consigli di fabbrica

La giusta emozione per i recenti incidenti sul lavoro che hanno causato la morte atroce anche di giovani operai hanno avuto per effetto l’invocazione generale di più controlli. E’ sicuramente una sollecitazione giusta, ma che sfugge al tema anche più rilevante del controllo da parte dei lavoratori.

Su questo tema torna a pesare la tendenza spontanea a “tenersi stretto” il posto di lavoro che si ha (anche se temporaneo) subendo la pressione del “fare presto” ad adempiere al tuo compito e chiudere un occhio anche sul lavoro che scarica all’esterno fattori di nocività.

Rispetto a queste tendenze permanenti una svolta si è avuta da metà anni sessanta anche con elaborazioni che hanno portato novità poi affermatesi: non delega; la salute non si vende; il delegato di gruppo omogeneo quale snodo della nuova rappresentanza.

Si promuove la collaborazione con il mondo della scienza; si fa formazione dei quadri imparando a proiettare diapositive (a corredo di un libro dal titolo “L’ambiente di lavoro” divenuto introvabile). Lo stesso patronato Inca svolge un ruolo importante ben al di là della difesa di chi è stato danneggiato. Ci ricordiamo due protagonisti quali Ivar Oddone e Gastone Marri. Si ha una lunga fase nella quale salute e ambiente di lavoro stanno in cima alla lista dei problemi; sono priorità dell’iniziativa sindacale.

Pure in un progresso generale si hanno eventi terribili come il 13 marzo 1987 con i 13 morti della motonave Elisabetta Montanari a Ravenna. Il sistema degli appalti di opere e manutenzioni rimane sempre quello più a rischio. Costruzioni e agricoltura i mondi più esposti. Tra il 2003 e il 2006 si ha una “Commissione parlamentare di inchiesta sugli infortuni sul lavoro, con particolare riguardo alle cosiddette “morti bianche””. Ne è Vice Presidente Antonio Pizzinato. Si approda il 3 agosto 2007 a una Legge delega: “Misure in tema di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e delega al governo per il riassetto e la riforma della normativa in materia”. Al seguito il Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n. 81 per l’attuazione della legge. Sono 306 articoli, quindi una normativa completa e dettagliata.

Una novità importante è la figura del “Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza”. Può essere territoriale per le piccole aziende fino a 15 dipendenti e aziendale per quelle da 16 in su; uno fino a 200 dipendenti, tre per aziende da 201 a 1000 e sei per quelle di entità superiore.

Domanda: l’aver destinato il tema ad una rete di specifici rappresentanti con l’intenzione buona di avere un intervento specialistico, puntuale, con poteri specifici, non può avere avuto l’effetto di sgravare RSU, Consigli di Fabbrica e le stesse strutture sindacali dall’onere di intervenire sul tema come compito fondamentale dell’agire sindacale?

Se questa osservazione ha qualche fondamento mi pare utile che ci si ragioni sopra. Del resto si parla con sempre maggiore frequenza di partecipazione dei lavoratori nell’impresa fino ad immaginare di mettere becco nelle scelte strategiche. Non si potrebbe cominciare da questa materia come del resto è anche indicato dalla Sezione VII del Decreto Legislativo 81 che ha per titolo “Consultazione e partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori”?

Lunedì, 31. Maggio 2021
 

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