Dopo Berlusconi

La scomparsa di colui che è stato un protagonista della vita politica italiana negli ultimi trent’anni si inserisce in un quadro in cui sono giunti a maturazione gli effetti degli errori dei vari governi di centrosinistra che hanno guidato il paese. La sinistra dovrebbe rinascere con presupposti e tendenze diverse da quelle che ne hanno determinato la decadenza in Italia e nella maggioranza dei paesi europei

Berlusconi se n’è andato dopo essere stato lungamente malato ed avere mancato l’ultimo disegno di giungere al vertice della repubblica come capo dello Stato. Indipendentemente da quello che potrà essere il giudizio storico, Berlusconi è stato al centro della vita politica italiana per vent’anni e poi per altri dieci ancora, sia pure in secondo piano.

Quando giunse  alla politica, Berlusconi aveva già avuto un'intensa esperienza nel mondo degli affari, fondamentalmente nel mondo delle costruzioni a Milano.Ma non sarebbe stata una biografia singolare. Altri grandi imprenditori sono rimasti nell'ombra.Ma non era il suo caso.Berlusconi rimane un esempio particolare e difficile da confrontare, essendo stato quattro volte capo del governo italiano per un totale di quasi dieci anni, un tempo senza pari nella storia del Paese.

La sua prima esperienza di governo durò appena pochi mesi nel 1994  con il labile consenso della Lega diretta da Bossi. Poteva essere un momento cruciale di chiusura dell’esperienza  politica di Berlusconi appena iniziata. Ma così non fu perché il centrosinistra, tornato alla guida dopo la parentesi del governo tecnico di Dini, viveva in una situazione di instabilità. Si alternarono in rapida successione governi che pure avevano alla loro testa gli uomini politici più rappresentativi dell’area, Prodi, d’Alema e Giuliano Amato. In sostanza, i partiti del centrosinistra, incapaci di dare una svolta all’economia e alla politica del paese, favorirono il ritorno di Berlusconi al potere dopo le elezioni politiche del 2001.

Quando Berlusconi tornò ad assumere le redini del governo fu l’inizio di una nuova fase politica  destinata a lasciare tracce profonde nella politica interna e internazionale dell’Italia. E, tuttavia, una diversa politica del centrosinistra non sarebbe stata inattuabile. Non a caso, il 2002 fu caratterizzato da una delle più grandi manifestazioni popolari sotto la guida della CGIL diretta da Sergio Cofferati.

Le manifestazioni sindacali sono un segnale importante delle tendenze prevalenti del paese ma non possono rovesciare il governo. Ne modificarono, tuttavia,  l’inclinazione diretta a liquidare le conquiste più importanti della classe operaia come era nei suoi propositi.  Ma si trattò anche del maggiore ostacolo incontrato dal governo nella politica interna.

Nel quadro della politica estera fu avviato alla conclusione il processo per una conferenza internazionale con i rappresentanti dei maggiori paesi occidentali e la presenza di Putin in rappresentanza della Russia. Ma gli Stati Uniti rimanevano il riferimento essenziale di Berlusconi nelle guerre che investirono, dopo l’attentato alle torri gemelle, prima l’Afghanistan, dove viveva Bin Laden,  poi l’Iraq, che come fu dimostrato non disponeva delle armi di distruzione di massa che i governi di Washinton e di Londra, falsificando le prove, gli attribuivano.

La Germania e la Francia non presero parte alla guerra in Iraq. L’Italia affiancando la Spagna e il Regno Unito, si schierò con gli Stati Uniti. Era per Berlusconi un modo per consolidare la sua direzione del governo schierandosi in due guerre che l’America era destinata a perdere prima nel Medio Oriente e, venti anni dopo, in Afghanistan.

Nel 2006 il governo Berlusconi si trovò in minoranza e il governo passò sotto la direzione di Prodi proveniente dalla presidenza dell’Unione europea. Ma nel 2008 Berlusconi in seguito ad elezioni anticipate tornò alla testa del governo. Il capo dell’esecutivo era insidiato dai processi a suo carico sia per le attività relative al suo passato di imprenditore, sia per le particolari caratteristiche della sua vita privata, caratterizzata da festini con ragazze più meno giovani nella sua residenza privata, compresa Ruby, una ragazza marocchina che si scoprì avere meno di 18 anni con le conseguenze penali che questo comportava.

Quando la crisi monetaria, scoppiata alla fine del 2008, raggiunse una fase acuta nel 2011, i leader conservatori europei e la Banca centrale colsero l’occasione per sbarazzarsi dei governi spagnolo e grecoportoghese orientati a sinistra e, al tempo stesso, del governo italiano considerato inaffidabile.

Giungeva a conclusione una fase della politica europea che utilizzò la crisi, in ultima analisi, generata dalla politica della Banca centrale europea che imponeva una politica restrittiva e di riduzione del debito pubblico, mentre in Europa incombeva il rischio della recessione. In altri termini, la BCE adottava il contrario della politica seguita da Barack Obama negli stati Uniti per rilanciare l’economia e l’occupazione.

Si chiudeva alla fine del 2011 l’esperienza del governo Berlusconi e si apriva  una nuova fase della politica italiana. Poteva essere una fase guidata da governi mirati a riprendere la crescita economica e dell’occupazione. Ma, come sappiamo, avvenne il contrario.

Il cosiddetto governo tecnico di Mario Monti, che era stato per molti anni membro della Commissione europea ,seguì le prescrizioni di natura recessiva imposte dalla Commissione e dalla Banca centrale. Mario Draghi, una volta giunto alla presidenza  della BCE, invertì la politica monetaria di Jean-Claude Trichet per impedire una crisi generale della economia europea. Ma mentre l’euro si stabilizzava, l’economia dei paesi più colpiti dalla crisi seguiva un percorso recessivo che annullava la crescita e accresceva la disoccupazione, giunta al 14 per cento in Italia e al disopra del 25 per cento in Spagna, mentre la Grecia era in preda a una situazione fallimentare.

In sostanza, al decennio del governo Berlusconi seguì un decennio di politica europea  che, invece di contrastare la condizione di crisi economica e sociale che si era creata fra il 2008 e il 2009, applicò ai paesi in difficoltà  politiche recessive con il conseguente aumento del debito pubblico e della disoccupazione. Dopo l’alternarsi di sette governi di diversa colorazione l’Italia è tornata nel 2021 ad affidarsi al governo “tecnico” di Draghi,  sostenuto inizialmente da tutti i partiti tranne la destra di Fratelli d’Italia.

Nel corso del decennio seguito alla crisi del  2011 l’Italia aveva già sperimentato, dopo quello di Monti, diversi governi diretti da esponenti del Partito democratico. Ma, con le  elezioni del 2018, il Movimento Cinque Stelle , guidato da Beppe Grillo, ottenne un successo al di là ogni previsione, con quasi il 33 per cento dei voti. Ma il governo che ne derivò formato da partiti tradizionalmente posti su sponde politiche opposte, come 5 Stelle e la Lega, cadde per iniziativa della Lega.

Con le elezioni dell’autunno del 2022 lo scenario è radicalmente cambiato. Fratelli d’Italia ha vinto le elezioni con lo straordinario passaggio dal 4,3 per cento dei voti nel 2018 al 26 per cento, diventando il primo partito e guadagnando la guida del governo . Gi altri partiti della destra tradizionale sono invece  crollati. La Lega è scesa  all’8 per cento dopo aver toccato il vertice del 34 per cento nelle elezioni europee e Forza Italia, ancora sotto la direzione di Berlusconi, si è fermata intorno al 7 per cento. L’avventura del partito di Berlusconi si è conclusa e Forza Italia potrebbe dissolversi. E’ anche la conclusione di un trentennio di politica italiana iniziato proprio con l’avvento del partito di Berlusconi alla fine del 1993.

Il futuro non è prevedibile come ci ha dimostrato la storia della politica italiana degli ultimi trenta anni quando le previsioni sono state di vota in volta smentite. Ma ciò che  oggi sappiamo è che la sinistra ha ripetutamente sbagliato la direzione di marcia, adottando,  laddove ha assunto il governo, politiche difficilmente qualificabili di sinistra, consentendo alle diverse destre di assumere la direzione del governo in un grande numero di paesi europei.

Per un futuro auspicabilmente diverso la sinistra dovrebbe rinascere con presupposti e tendenze diverse da quelle che ne hanno determinato la decadenza in Italia e nella maggioranza dei paesi europei. Ma, come abbiamo visto, il futuro segue linee diverse dalle anticipazioni e dagli auspici.

Lunedì, 19. Giugno 2023
 

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