Da Tremonti a Siniscalco a Tremonti

Una Finanziaria da "dopo di me il diluvio". Ma soprattutto un bilancio catastrofico per la politica economica dell'intera legislatura, che invece di contrastare il declino gli ha dato una spinta
A tre giorni dalla scadenza del termine per la presentazione dell’ultima finanziaria della legislatura la nebbia è divenuta ancora più fitta. Le dimissioni di Siniscalco consegnano al cestino della carta straccia la sua finanziaria, che già era stata impallinata da quasi tutti i partiti della maggioranza, ed anche da Fazio; infatti Siniscalco ha valutato che dietro l’articolato attacco di Ivo Tarolli (un fedelissimo di Fazio), con critiche “da destra e da sinistra”, ci fosse qualche esperto suggeritore.
 
Tremonti è l’indiscusso maestro della finanza creativa, ed è quindi probabile che qualche coniglio dal cappello lo tirerà fuori; non presenterà un nuovo condono fiscale, ma non si opporrà se a volerlo sarà la maggioranza (che ha già detto di sì). Certamente attingerà qua e là dal lavoro del suo predecessore ed ex amico, in particolare per coperture molto dubbie come quelle sull’evasione (e il condono? Non vi preoccupate, sono cose diverse, l’uno riguarda il passato l’altro il futuro). Certo qualche problema con Eurostat e la Commissione europea ci sarà (non da parte dell’Istat, probabilmente). Siniscalco si era ufficialmente impegnato a farla finita con le una tantum, ad esempio. Inoltre il deficit tendenziale è ben oltre il 5% e quindi il taglio di 0,8% del Pil necessario a portare il deficit 2006 sotto il 4% non è assolutamente sufficiente. Ma questo problema viene rinviato al futuro; se la destra dovesse vincere le elezioni, Tremonti avrà pronte altre invenzioni, altrimenti la patata bollente cadrà nelle mani di Prodi.
 
Ma è venuto il momento di alzare lo sguardo dalla finanziaria elettorale, e guardare alla politica economica dell’intera legislatura. Il punto è che Tremonti e Siniscalco (come direttore generale del ministero dell’Economia) hanno sbagliato totalmente la diagnosi e quindi la terapia. Se si va a dare un’occhiata alla “manovra dei cento giorni” varata subito dopo la formazione del governo Berlusconi (Tremonti bis, scudo fiscale per i rientri di capitale, emersione del sommerso), è facile rendersi conto che si regalavano soldi alle imprese senza effetti sugli investimenti, si iniziava la politica dei condoni, e si faceva un flop totale sul sommerso. Tremonti ed il suo direttore generale erano peraltro in buona compagnia, visto che Fazio parlò il 31 maggio 2001 di “nuovo miracolo economico”.
 
In seguito la politica economica di Tremonti prima e di Siniscalco poi è stata quella di guadagnare tempo (“ha da passà a nuttata”) e di portare avanti la riduzione dell’Irpef, uno dei pezzi forti del programma con cui Berlusconi aveva vinto le elezioni. Il punto è che le due riduzioni non hanno praticamente avuto effetti sulla domanda; il complessivo punto di Pil avvenuto in due finanziarie ha permesso di recuperare il fiscal drag, ha regalato soldi ai redditi alti, non ha impedito la riduzione della propensione al consumo complessiva. Per la verità Siniscalco aveva tentato di usare le risorse sprecate per il secondo modulo indirizzandole verso le imprese, ma poi aveva ceduto ai desideri di colui che lo aveva promosso ministro.
 
In conclusione una legislatura nella quale i problemi di competitività, di ripresa della produttività stagnante, di rilancio della ricerca sono stati abbandonati al loro destino. Quattrocento anni fa iniziava una lunga fase di declino economico dell’Italia; all’inizio del nuovo millennio la destra berlusconiana ha dato una buona spinta nella stessa direzione. Toccherà alla sinistra invertire il cammino.
Martedì, 27. Settembre 2005
 

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