'Flat tax', bella e impossibile

La tassazione con aliquota unica (o comunque con due o tre aliquote) non eliminerebbe la progressività e potrebbe anche avere alcuni effetti di equità. In Italia oggi è inapplicabile per vari motivi, ma discuterne può servire a migliorare il nostro sistema fiscale
Tra la fine del 1494 e l'inizio del 1495, cacciati i Medici, il governo fiorentino istituì una "flat tax", che, non essendo ancora l'America assurta a modello (anche linguistico) di tutto, fu definita "decima scalata" (in realtà imposte di questo tipo, meno generali, erano state adottate a Firenze già nei decenni precedenti, ma solo ora si adottava un'imposta ordinaria annuale del 10% sul reddito dei beni stabili). La decima scalata è la prima imposta progressiva, con la tecnica che sarà successivamente definita "per detrazione", ossia si applica un'unica aliquota nominale all'imponibile ("scalato" di un certo ammontare), oppure alla tassazione determinata con criterio proporzionale si applicano detrazioni che portano all'imposta progressiva  effettivamente dovuta. Nei secoli successivi, in particolare nel corso dell'Ottocento, si sarebbe arrivati all'imposta progressiva per scaglioni (quella ancora oggi più diffusa) applicata tendenzialmente alla generalità dei redditi personali. Perché queste spinte verso il ritorno alla imposta "scalata" ?

Bisogna distinguere le situazioni dei  diversi paesi, anche se qualche motivazione più generale sembra essere condivisa. Le esigenze di alcuni paesi ex comunisti (nei quali la "flat tax" è stata effettivamente introdotta) sono molto diverse da quelle di paesi con imposizione personale ad aliquote marginali molto elevate e irrilevanza dell'evasione (come la Francia, il Regno Unito, i paesi scandinavi, ecc.). Per i primi, l'inesistenza precedente del sistema tributario caratteristico dei paesi sviluppati ad economia di mercato li pone, sotto questo aspetto, nella situazione, se non della Firenze del Cinquecento, dei paesi occidentali all'inizio dell'industrializzazione: l'imposta personale della Gran Bretagna  nei decenni successivi al governo di William Pitt (guerre napoleoniche) è stata di tipo "flat" e solo lentamente si arrivò alla più accentuata progressività consentita dall'adozione degli scaglioni. Nei paesi ex comunisti, quindi, la semplicità di questo tipo di prelievo consente di ottenere un cospicuo gettito aggiuntivo raggiungendo tendenzialmente tutta la popolazione, e di evitare sia la necessità di organizzare un'amministrazione tributaria complessa sia i possibili disincentivi attribuiti solitamente a un'imposizione progressiva molto articolata.
 
Per i paesi sviluppati, le proposte di "flat tax" trovano, invece, fondamento principalmente nell' esigenza di affievolire i disincentivi (tutti da dimostrare) di aliquote marginali troppo elevate sulla produzione, e poi sullo spostamento di enfasi (negli ultimi due decenni) verso l'equità orizzontale (parità di trattamento per gli stessi redditi) piuttosto che per quella verticale (peso crescente della tassazione al crescere del reddito) del prelievo. In realtà, in questi ultimi due decenni le imposte personali dei paesi OCSE hanno visto diminuire il numero delle aliquote e abbassarsi l'aliquota massima, avvalorando tali opinioni.
 
Sotto importanti aspetti diverso mi pare il caso dell'Italia. Nel nostro paese  dall'inizio degli anni settanta del secolo scorso esiste  un'imposta personale progressiva, applicabile di diritto a tutti i redditi eccetto quelli soggetti a imposta proporzionale sostitutiva (sostanzialmente i redditi da capitale finanziario), ma di fatto operante pienamente solo sui redditi che non sfuggono alla dichiarazione (redditi di lavoro dipendente, pensioni, e altri redditi per i quali esiste il meccanismo della ritenuta alla fonte, più una manciata di contribuenti onesti fruitori di altri redditi). L'imponente evasione dell'imposta personale (eloquentemente dimostrata dai dati che l'anagrafe tributaria diffonde da circa trenta anni), comporta che gli scaglioni con le aliquote più alte (attualmente il 43-45 per cento) riguardano principalmente quei tipi di  redditi (dichiarati); quindi i disincentivi al lavoro e alla produzione vengono casomai largamente sostituiti dagli incentivi all'evasione.
 
Da questo punto di vista, una "flat tax" ad aliquota moderata (20 %, a Firenze si chiamò la "cinquina scalata") servirebbe a potenziare l'equità reale, in quanto si ridurrebbe la sperequazione tra redditi effettivi, ma a diverso grado di evasione (a tutto vantaggio dei lavoratori e dei pensionati ad "alto" reddito). Tuttavia, proprio perché la modifica avvantaggerebbe i "non evasori" si avrebbe un'ingente perdita di gettito, non compensabile attualmente con altre risorse della finanza pubblica. L'impossibilità di realizzare, in cinque anni, l'avvicinamento alla "flat tax" che l'attuale governo programmava su due aliquote dell'Irpef (23 e 33 percento) dimostra il velleitarismo del perseguimento di tali obiettivi senza un recupero "gigantesco" degli imponibili, a prescindere dalle diverse valutazioni politiche sull'opportunità di organizzare diversamente la struttura dell'imposizione personale.
 
In tempi migliori, anche governi di centro sinistra  potrebbero pensare a un'ulteriore attenuazione della progressività, ma solo se a questa si accompagnasse (meglio se  precedesse ) una riduzione dell'"invisibilità" (illegale, ma anche legale) dei redditi diversi da quelli attualmente interamente tassati. Le piccole imprese, il commercio, i professionisti dovrebbero rendere "visibili" gli imponibili effettivi per poter chiedere un'imposta personale meno progressiva. La progressività consentita dalla "flat tax" incontra il limite dell'aliquota unica: se l'aliquota nominale fosse del 20%, la progressività andrebbe da aliquote effettive minime, ad esempio, del 2-3 % (dipende dal valore e dall'articolazione delle detrazioni) ad un massimo che non può superare l'aliquota nominale (nell'esempio il 20%), e questo potrebbe non essere generalmente accettabile, anche in un contesto di riduzione dell'evasione ai livelli "fisiologici" dei altri paesi ad alta civiltà fiscale (e non solo); sembra quindi più realistico immaginare comunque più aliquote nominali (almeno due o tre).

In conclusione, la discussione sulla "flat tax" (cioè sulla progressività per detrazione) può apparire ed essere  intempestiva nel nostro paese, ma potrebbe nondimeno aiutare a far cogliere l'occasione di discutere su come modificare il nostro sistema di imposta personale per renderlo più rispettoso di criteri di equità verticale e orizzontale, attraverso la presa di coscienza che non si può essere a lungo un paese civile e prospero senza eliminare l'evasione fiscale di massa.
Martedì, 27. Settembre 2005
 

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