Contratti in Germania. Primo: redistribuire

I chimici hanno chiuso, nche se con qualche fatica, ma la trattativa dei metalmeccanici, appena iniziata, si preannuncia burrascosa: richieste sindacali e disponibilità degli imprenditori sono molto distanti. L'analisi della IG Metall per dimostrare la sostenibilità della piattaforma
Tempo di contratti anche in Germania. Hanno concluso i chimici l'8 marzo. Hanno cominciato il negoziato per il rinnovo i metalmeccanici il 12 marzo. È andata abbastanza liscia per i primi, mentre per i secondi la strada è aspra e in salita.
 
Cominciamo dai chimici. L'8 marzo è stato raggiunto un accordo per il rinnovo del contratto per il settore chimico (circa 550.000 occupati). Non c'è stato bisogno di dichiarare gli scioperi, ma la vertenza non è stata del tutto tranquilla. C'è stato persino il rischio di una rottura all'ultima tornata negoziale: sarebbe stata la prima volta in questa categoria tradizionalmente "moderata". A indurre gli imprenditori all'accordo - secondo quanto sottolineano i sindacalisti - sono state le massicce azioni di protesta con cui sono state accolte nelle fabbriche le iniziali proposte datoriali, considerate provocatorie nel loro minimalismo.

Vediamo i risultati. L'accordo prevede un aumento delle retribuzioni del 3,6% per 13 mesi. Per un mese ulteriore è prevista una erogazione "una tantum" di 70 euro. Un terzo elemento di aumento retributivo è costituito da una ulteriore erogazione corrispondente allo 0,7% di una retribuzione mensile, moltiplicato per 13. Questo terzo elemento, tuttavia, è "flessibilizzato", nel senso che a livello di accordi aziendali può essere procrastinato, ridotto o anche soppresso se ciò si rende necessario per le condizioni aziendali. Occorre però il consenso del Consiglio di azienda. Il contratto ha vigenza di 14 mesi.

Nell'ambito dell'accordo è stato anche deciso di proseguire la "offensiva apprendistato", come è stato chiamato l'accordo stipulato nel 2003 per un aumento graduale del 7% dei posti di apprendistato fino al 2007. Con il nuovo accordo, questa "offensiva" viene protratta fino al 2010. Si prevede che nel 2007 e 2008, per il primo anno di apprendistato, siano messi a disposizione complessivamente 16.800 posti. Per i due anni successivi, la fissazione del numero dei posti di apprendistato da rendere disponibili sarà oggetto di una ulteriore trattativa nell'ambito dei negoziati per il contratto.

Questo accordo, che anche secondo fonti indipendenti assicura un aumento attorno al 4% su base annua, prevedibilmente avrà un'influenza sull'andamento della ben più difficile vertenza dei metalmeccanici. Difficilmente questi potranno rimanere al di sotto.
Vediamo allora l'avvio del rinnovo del contratto collettivo di categoria del settore metalmeccanico ed elettromeccanico, che interessa 3,4 milioni di lavoratori. Il negoziato è stato aperto il 12 marzo a Gelsenkirchen, nella regione Nord Reno-Vestfalia, accompagnato da una manifestazione di alcune centinaia di lavoratori che si sono radunati davanti alla sede delle trattative.

Questa volta non è stata scelto per l'avvio il Baden-Württenberg, storica roccaforte dei metalmeccanici, ma la regione più popolosa e di antica industrializzazione (comprende, tra l'altro il Bacino della Ruhr, anche se oggi ampiamente deindustrializzato), dove i lavoratori interessati al contratto sono circa 700.000. Come è noto, il sistema contrattuale tedesco prevede che le trattative vengano condotte regione per regione: di fatto se ne sceglie una rappresentativa (a volte anche più d'una) e il risultato finale viene di norma esteso alle altre con accordi regione per regione.

La richiesta salariale della IG Metall, già trapelata a fine gennaio e formalizzata dal gruppo dirigente della IG Metall il 26 febbraio, è di un aumento del 6,5% per 12 mesi. Una richiesta, ha detto il presidente della IG Metall Jürgen Peters, che "l'industria metalmeccanica ed elettromeccanica può tranquillamente reggere e finanziare", respingendo l'annuncio della controparte di voler gratificare i lavoratori con un semplice "bonus di congiuntura", insomma una "una tantum". Al che Peters ha ribattuto: "Non esistono né una produttività una tantum, né un'inflazione una tantum, si tratta di fattori persistenti e perciò non è pensabile che la IG Metall si accontenti di un aumento una tantum". Secondo Berthold Huber, vicepresidente della IG Metall, "abbiamo avanzato la nostra proposta sulla base di ottime previsioni per il settore", che per il 2007 prevede un incremento della produzione tra il 4,5 e il 5,5%. Da questa favorevole congiuntura "hanno tratto profitto non solo i grandi gruppi, ma anche le piccole e medie imprese, che nel 2003 e 2004 hanno aumentato i loro guadagni nell'ordine di un 35%. Noi rivendichiamo un'equa partecipazione degli occupati a questa persistente crescita economica".

La seduta del 12 marzo si è chiusa con un nulla di fatto, le posizioni restano distanti. Il negoziato riprenderà con una seconda seduta il 2 aprile, quando i datori di lavoro - così almeno hanno assicurato - presenteranno una loro proposta. Ma hanno messo le mani avanti, anticipando che la conclusione non potrà essere che al di sotto di quella del 2006 (allora l'aumento fu del 3% con una "una tantum" di 310 Euro). Con queste premesse, comincia a tirare aria di conflitto.
 
Per la IG Metall la questione redistributiva ha chiara priorità. E lo spiega con un volantone nel quale sono dettagliate "cinque buone ragioni" per avanzare la richiesta di un aumento del 6,5%. Vale la pena riassumerle.

1. Alta congiuntura nel settore. Nell'insieme del settore metalmeccanico ed elettromeccanico, secondo l'autorevole Istituto per l'economia mondiale dell'Università di Kiel (IfW), è prevista nel 2007 una crescita tra il 4,5 e il 5,5%, contro una previsione del 2,8% per l'insieme dell'economia (nella prima riunione di trattativa, il 12 marzo, i datori di lavoro avevano fatto riferimento a vecchie previsioni non aggiornate, ovviamente per giustificare le loro micragnose disponibilità). Le buone previsioni sono sostenute dall'entrata di consistenti ordini, che nel primo quarto del 2006 hanno segnato un aumento dell'11%.

2. Chi dà migliori prestazioni, deve anche guadagnare di più. Secondo i dati dell'Ufficio statistico federale (si tratta ancora di previsioni), la produttività del lavoro nel settore nel 2006 dovrebbe essere aumentata del 7,1%, contro un aumento delle retribuzioni orarie del 2,7% e una flessione del costo del lavoro per unità di prodotto del 4,2%. È previsto che la produttività del lavoro nel 2007 continui ad aumentare, si calcola del 4,5%. Dunque...

3. Una maggiore capacità di acquisto significa maggiori consumi. La domanda privata di consumi continua a ristagnare, per più ragioni: tra le altre, per la "stolta" politica del governo di aumento dell'Iva, ma anche per l'insufficiente sviluppo delle retribuzioni. Secondo l'Istituto per la ricerca economica di Monaco (Ifo), nel 2006 le retribuzioni nette reali per ciascun lavoratore dipendente sono addirittura calate dello 0,3%. Anche nel medio termine i redditi reali hanno subito una flessione. Le retribuzioni contrattuali nel 2006 sono aumentate dell'1,2% per gli impiegati e dell'1,5% per gli operai, contro un aumento del costo della vita dell'1,7%. Secondo l'Ufficio statistico federale, questo aumento delle retribuzioni è il più basso dal 1995, quando furono aggiornati i criteri di calcolo per la Germania unificata. Se è vero che i consumi sono un fattore essenziale per vitalizzare l'economia, è inevitabile dare una spinta all'insù alle retribuzioni.

4. Aumenta il costo della vita. Per permettersi quello che potevano permettersi l'anno scorso, secondo le stime della IG Metall nel 2007 i lavoratori dovranno spendere un 2,3% in più, dato l'aumento dei prezzi al consumo e di altre voci di spesa per le famiglie (contribuzioni previdenziali e assistenziali, assicurazioni, eccetera). Inoltre i lavoratori hanno bisogno di risparmiare, anche per potersi finanziare una previdenza complementare, visto che le pensioni pubbliche non basteranno, oltre che per acquistare beni durevoli. Si calcola che oggi meno della metà dei tedeschi è in grado di accantonare risparmio. Perciò, anche da questo lato, è indispensabile un aumento, e significativo, delle retribuzioni.

5. Profitti e redditi divaricano sempre più. La forbice tra retribuzioni e profitti negli ultimi anni si è andata sempre più allargando. Secondo i calcoli dell'Istituto scientifico economico e sociale (Wsi) della Fondazione Hans-Böckler del Dgb (la Confederazione tedesca dei sindacati), la quota delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti nell'insieme del reddito nazionale è scesa fino a toccare il minimo storico: era del 50% nel 1990 (nella vecchia Germania Ovest), scendeva al 48,1% all'inizio dell'unificazione, per precipitare al 38,1% nella prima metà del 2006. È vero che nel 2006 le retribuzioni lorde dei metalmeccanici sono aumentate (+3,2% di aumento contrattuale, che però di fatto si riduce al 2,7%), ma le industrie del settore hanno realizzato ben di più: si calcola che i profitti delle imprese del settore quotate in Borsa abbiano avuto un incremento di un buon 30%. Ma hanno fatto affari anche le piccole e medie imprese, per le quali si calcolano incrementi del 35% negli anni 2003 e 2004. E tutto fa prevedere che il 2007 - per loro - non andrà peggio.

Conclusione: le cinque buone ragioni esposte dalla IG Metall dicono che la richiesta di aumento retributivo del 6,5% è tutt'altro che irrealistica, ma del tutto ragionevole per motivi di giustizia, di sviluppo economico e di sostenibilità sociale.
Venerdì, 16. Marzo 2007
 

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